|
Il 90% delle persone al nome Deep Purple associa immediatamente smoke on the water : rock duro, cattivo, di facile ascolto, ecc. ecc. (segue valanga di luoghi comuni).
Pochi conoscono, però, gli esordi dei DP ; Shades of DP è il loro primo disco e risale al 1968. Registrato in sole 16 ore nell'epoca della swingin London, questo è un disco che fonde diverse culture musicali : i Cream, i Beatles, la classica.
In Shades, che pure contiene solo 8 pezzi, le chicche sono numerose : c'è Hush, tuttora un pezzo mitico, conosciuto per la cover dei Kula Shaker di un annetto fa ; c'è una meravigliosa versione di I'm so glad, preceduta da uno spettacolare preludio di organo hammond, che viaggia a metà strada tra la musica classica e i Cream.
Ancora, Mandrake Root, pezzo che dal vivo diventava lunghissimo e folle, qui ancora in embrione, ma già trascinante e pesante al punto giusto. Infine, le splendide Help (sì, quella dei Beatles) ed Hey Joe (Hendrix) stravolte rispetto alle originali : la prima lenta, sognante, allucinata, la seconda con un preludio ed un intermezzo spagnoleggiante.
Una nota particolare meritano Jon Lord, all'hammond, che troneggia su tutti spaziando dal rock al pop alla classica, ed Ian Paice, batterista, che dà sfoggio di ottima tecnica e potenzialità. Più in ombra nel disco Blackmore, che si rifarà ampiamente in futuro, mentre la voce ed il basso non sono ancora quelli dei Purple "storici". Qui canta Rod Evans, voce bassa, bella e potente, mentre il basso è suonato (in modo un po' "essenziale") da Nick Simper.
In conclusione, un disco ottimo, che mischia un po' di spirito dei 60's e un po' di tecnica dei Purple, e che considero un acquisto irrinunciabile, visto anche il "nice price" (purtroppo non è mai stato rimasterizzato). |